MINIERE DELLA RES

 

La prima uscita alla ricerca di questo sito prevede una esplorazione sul versante di Morca che però sconsiglio per dislivello e difficoltà, anche se “i buchi” si trovano per lo più su questo versante.

Si tratta di alcuni “assaggi” del 1.800.

Si sale verso Rondo di Morca dopo avere attraversato Loc. Isola.

Prima di Rondo sulla sinistra si incontra una strada sterrata molto mal messa e la si segue in auto per qualche centinaio di metri sino a dove termina.

Si prosegue per sentiero che parte sulla sinistra del piazzale terminale della sterrata a SW 220° per un brevissimo tratto, poi punta in discesa piegando a destra verso il torrente che attraverseremo.

Vi è un ometto dall’altra parte del torrente che segnala l’inizio di una traccia proveniente, più in basso, dalla Loc Creste di Morca.

Si segue questa traccia a 140° SE e si incontra una cascina da dove la traccia porta ad una ripida salita sino ad un primo alpeggio, Selletto di Borsetto m. 929 a 30 min da dove abbiamo lasciato l’auto e dove si incontra una sorgente d’acqua sotto l’unica baita rimasta.

A sinistra della baita riparte il sentiero per un breve tratto in piano che poi tosto ricomincia a salire sino a portarci su un crinale. La direzione da tenere, nonostante i vari giri di sentiero per tagliare la pendenza in varie direzioni tra i 130° e i  150°, è sempre verso E 100° punto di arrivo finale.

Incontreremo anche un torrentello con una sorgente sotto la radice di una pianta a 1.150 mt. c/a ma noi dobbiamo seguire la destra lasciando in basso a sinistra la sorgente sino a prendere un crinale ed a seguirlo.

In questa zona noteremo un primo grosso masso errante sul crinale e di seguito alcuni altri direzione in SSE 148°

A questo punto la traccia piega a sinistra ESE 104° lasciando alla nostra destra le roccie  sul crinale camminando in mezzo alle felci, mentre sopra di noi intravediamo la cresta che conduce al Bec D’Ovaga.

Arriviamo sotto la cresta che sale dal Pizzo e che porta al Bec D’Ovaga e subito sotto di noi si apre il primo ingresso della miniera a.quota 1.310 m. dopo avere fatto 2 ore abbondanti di cammino totale.

L’apertura si presenta allagata ed impraticabile senza un paio di stivali da pesca.

Sapremo in seguito che si addentra per alcune decine di metri.

Il sentiero è molto stretto e scivoloso, poco più avanti troviamo un ponticello di fortuna fatto con i rami delle piante dal padre di Kevin Dalberto, la nostra tredicenne guida “murchiggia”, grimmino doc e figlio di accompagnatori Grim.

Appena sopra, dopo il ponticello in direzione del Bec d’Ovaga sotto dei roccioni, vi sono altre due aperture con un poco di acqua ma è possibile percorrerle con un buon paio di scarponi.

Scopriremo che entrano solo per alcune decine di metri.

Sopra di noi altri buchi collegati tra loro sotto una parete rocciosa ben visibili dal sentiero che conduce in cresta alla Sella di Berra.

All’interno scorgiamo un profondo pozzo, 10 m. circa e sul fondo molto materiale di scarto accumulato sino a tapparlo. Impossibile esplorarlo e scendere senza una corda. Sapremo poi che si collegava ad una galleria sottostante di cui in quel momento ancora ignoravamo la presenza.

Riprendiamo il sentiero che porta in cresta.

Paolo (accompagnatore Grim) e Kevin  scendono sul versante opposto di Crevola e dicono di avere trovato solo un rudere con a fianco qualcosa che sembra una entrata mineraria, con tanto di muretti laterali, ma occlusa dal terreno scivolato dal pendio sovrastante probabilmente a causa di forti piogge.

Non riusciamo però a trovare il “fantomatico” e ricercato passaggio che unisce le due valli sotto cresta.

Stiamo per ridiscendere quando telefonicamente riesco a contattare Sergio, il padre di Kevin, il quale riesce ad indirizzarmi ancora sul versante di Morca e dove incontro un assaggio divenuto ottimo riparo per le capre.

Proprio sotto questa balma scopro un piccolo buco, sapremo poi che era un piccolo camino,  sotto un sasso sulla sinistra del sentierino.

Proprio 15 metri sotto la balma caprina e 10/12 sotto il piccolo camino, sulla destra del sentierino che ci riporta alla prima entrata, scorgiamo una nuova grossa entrata in una zona impervia e un poco pericolosa.

Ha due diramazioni, una sdoppiata a destra più corta che conduce ai camini di cui abbiamo parlato e una a sinistra che invece prosegue per molti metri, esattamente 44 e che dopo alcuni metri piega a ESE 110° a m.1.315

Dall’imbocco guardando l’esterno si gode di un eccezionale panorama sul Monte Rosa e sulle Alpi svizzere, osservandolo dall’interno dell’entrata di questo scavo alto 2 metri e largo 3 sembra di vedere un quadro di cui i bordi della miniera ne sono la suggestiva cornice.

Il tunnel si blocca per una evidente frana, scorgiamo un travetto di sostegno in mezzo al terriccio del movimento franoso e soprattutto delle radici che provengono dall’alto e di fronte, che ci fanno ben sperare che ci si trovi a pochi metri sotto terra, ma nella vallata opposta!

Altro dettaglio interessante sono i bordi ancora visibili oltre il movimento franoso, per la presenza di sassi squadrati come i muretti esterni che hanno visto Paolo e Kevin sull’altro versante.

Il tetto della miniera è sanissimo come tutte quelle che abbiamo visto fino ad ora e il materiale franoso sembra provenire proprio dalla pendice boscosa e terrosa che sovrasta la montagna e quindi non da un cedimento strutturale dello scavo! 

Dalla angolazione indicata dalla bussola e dalla quota indicata dall’altimetro, con un rapido calcolo metrico e considerando la posizione dove si trova la presunta entrata franata che hanno individuato dalla parte opposta Paolo e Kevin, si direbbe proprio che ci troviamo nel famoso passaggio che stiamo cercando e a pochi metri dal vedere la luce della vallata opposta.

La conferma dell’esistenza di questo passaggio mi viene fornita per sentito da dire da un cacciatore ma anche da un anziano di Morca che racconta di averlo percorso intorno al 1.935.

Ci riproponiamo di tornare ma salendo da Crevola con sonde, Arva e radio al fine di verificare se è veramente così e procedere allo scavo per riaprire quello che potrebbe essere “il buco di Res”.

Sul versante Paronese si dovrebbero trovare anche un paio di veri e propri scavi ma resta ancora un grosso mistero da chiarire, dove si trova lo scavo più lungo, circa 300 mt., che si sviluppa verso la cresta della Res e di cui mi ha parlato sia Elvise che un altro amico per memoria dell’ultimo minatore ormai scomparso?

Non sapevamo ancora cosa ci aspettava ma l’eccitazione era tanta e la voglia di proseguire questa ricerca pure!

 

                                                                       Uccio con

                                                                       Paolo, Alessandro e Kevin