MINIERA DI OTRO

 

E’ sabato, nonostante il tempo incerto decido di recarmi ad Alagna (1191 metri) per prendere nota del percorso che porta all’antica miniera di manganese nelle vicinanze di Otro.

Quando arrivo al parcheggio sottostante il Municipio sembra che le nuvole si dissolvano lasciando intravedere l’azzurro del cielo e qualche raggio di sole.

Mi incammino verso il luogo di ritrovo “Unione alagnese”, al centro del paese, dove vedo l’indicazione della strada che conduce ad Otro.

Mentre osservo le case in stile “walser”, ancora colorate dai variopinti fiori, l’allegro suono delle campane annuncia che è mezzogiorno.

Dopo aver lasciato il centro abitato, un breve sentiero mi porta alla strada sterrata e al vero e proprio sentiero per Otro, contrassegnato dal numero “3”.

Non faccio in tempo ad imboccare il sentiero quando mi accorgo che sta arrivando qualcuno e, con mia sorpresa, scopro che si tratta di Simona, che conosco dai tempi della scuola e che come me nutre la passione per la montagna.

Riprendiamo il cammino insieme e tra una chiacchiera e l’altra ci inoltriamo nel bosco.

Dopo tre quarti d’ora, a circa 1510 metri d’altezza, troviamo la cosiddetta “Cappella di Abramo” : una cappella piuttosto grande che si trova quasi al termine del sentiero, rivolta a valle, con un piccolo spiazzo antistante dove ci si può riposare  su una panchina.

Seguendo le indicazioni di Elvise, saliamo ancora di una decina di tornanti (circa una cinquantina di metri dalla cappella) e notiamo sulla destra, dove ora si trova un palo della luce, quello che un tempo poteva essere un sentiero pianeggiante largo tanto da lasciar passare un carretto.

Simona, incuriosita da ciò che sto facendo, decide di seguirmi in questa “avventura”; così ancora una volta proseguiamo insieme.

Il sentiero è abbandonato da tempo e non è pulito; ci sono pini ed alberi caduti che intralciano il cammino ma più in là vediamo un lungo muro di cinta e questo ci incoraggia a continuare la ricerca.

Costeggiandolo sulla destra a pochi metri troviamo i resti di una piccola baita, adibita, forse,  a deposito; la cosa che ci colpisce è che questa “casetta” si trova sotto una caverna e pensiamo che probabilmente un tempo ci fosse anche qui un’apertura.

Il muro continua ancora qualche metro e poi termina, ma sopra di noi vediamo la grande roccia menzionata da Elvise e a questo punto proviamo ad arrampicarci sulla destra; sempre in mezzo ai pini vediamo la giavina.

Lascio il mio zaino a Simona ed inizio a salirla tra i pini, i sassi e le ortiche determinata a trovare la miniera; ed ecco la frana.

Qui però diventa sempre più difficile l’ascesa; il pendio si fa più ripido mentre il terreno sabbioso ,bagnato dalla pioggia, è scivoloso; tento diverse volte di risalirlo ma non ci riesco.

Appena sopra di me c’è un bosco fitto, ma sporco e dietro scorgo una roccia ; nonostante abbia la certezza di trovarmi a pochi passi dalla miniera di manganese decido a malincuore di fermarmi e, quindi, a fare ritorno.

Nicoletta Xausa