monte tovo

24 Ottobre

 

Come sempre molto partecipata la toccante cerimonia della benedizione dei ceri che si è tenuta sul Monte Tovo domenica 24 ottobre. Anche il brutto tempo previsto ha concesso una tregua regalando persino qualche raggio di sole.

Circa una quarantina i partecipanti del Grim che si sono recati con largo anticipo all’appuntamento per fare una piccola escursione sopra l’altare di roccia in un punto panoramico con l’amico Carlo Cornalino grazie alla Joelette condotta da ragazzi e accompagnatori del Grim.

Sempre grazie alla Joelette Carlo ha potuto essere condotto e sostare all’altare di roccia dove si è tenuta la mesta cerimonia. Dopo un saluto ai presenti ed avere ringraziato l’organizzazione per l’invito ufficiale, ho sottolineato l’importanza di questa manifestazione alla quale il Grim parteciperà anche in futuro con l’intento di ricordare tutti i caduti in montagna e anche i nostri cari. In primis Padre Giovanni Gallino fondatore del Grim, ma anche  Fulvio Accornero, Pierluigi Baravelli e Romano Tosi accompagnatori del Grim che oggi non sono più tra noi.

Il celebrante, Don Silvio Barbaglia del Seminario di Novara ha ricordato gli alpinisti caduti in montagna proprio in quest’ultimo anno tra cui l’amico Gianni Lessona oltre a Pino Graçia e Giuseppe Degaudenzi. La Santa Messa è stata accompagnata dai canti del Coro Varade che proprio quest’anno, come il Grim, compie i suoi primi 40 anni.

Anche il ricordo dei caduti in montagna deve fare parte della cultura e della sensibilità alpinistica dei nostri giovani, per questo ringrazio ancora l’organizzazione per questo invito e peri averci offerto questa opportunità. E’ anche giusto che i ragazzi si rendano conto che la montagna può essere pericolosa e che si vorrebbe fare volentieri a meno di celebrare questo tipo di ricordo. Temo che, purtroppo, per sua natura l’uomo cercherà sempre nella montagna una forma di sfida, una sfida che non sempre può essere vinta anche per motivi oggettivi. Questa sfida è il sale che alimenta la passione per la montagna! Allora l’unica speranza e che, grazie alla formazione tecnica, alla educazione e al rispetto per la montagna, alle nuove tecnologie ma soprattutto alla accettazione dei propri limiti, le vittime che essa chiede in sacrificio siano sempre meno.